| Intervista ad Alessandro Debbi |
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Da quanto tempo peschi il bass? E da quanto sei agonista? Pesco il bass da ormai 25 anni. Sono agonista, in gare ufficiali, dal 1998, data della mia prima prova di Campionato Italiano. Negli anni precedenti ho fatto gare dello Spinning Club Italia (anche se allora si usavano i remi per gli spostamenti, il motore elettrico non c’era ancora in Italia) e ricordo con piacere una bellissima gara di pesca al bass da natante a motore elettrico, forse la prima in assoluto organizzata dall’icona del bass fishing nazionale, Renzo Della Valle, nel 1991 sul lago di Endine dove mi sono piazzato al 3° posto. Una giornata indimenticabile, anche meteorologicamente parlando! Quali sono le tue tecniche preferite? Le tecniche che preferisco in assoluto sono quelle definite “power”, ossia crankbaits, spinnerbaits e jigs su tutte. Mi piace tantissimo anche pescare a galla, soprattutto nei mesi estivi, e negli ultimi 2 anni mi sono appassionato molto alla pesca con le “big bait” in legno. Le tecniche finesse che prediligo sono il “drop shot” e “Shaky Head” con testine piombate.
Spesso sei andato in USA per partecipare anche a tournaments prestigiosi come l’ FLW. Puoi dirci le piu' grandi differenze che hai incontrato tra loro e gli europei? Sicuramente le differenze fra noi e gli americani sono tantissime, soprattutto perché in U.S.A. il “bassman” è un lavoro a tempo pieno, una vera e propria professione. Quindi un pescatore americano, soprattutto se “pro”, pesca circa 320 giorni all’anno, mentre da noi il bass fishing, essendo ancora una disciplina amatoriale, viene praticata prevalentemente nei week end, o comunque non più di 1-2 volte la settimana. Oltre a questo, i pescatori americani sono davvero fenomenali nelle montature, nei lanci, nelle pose in acqua e soprattutto, conoscono benissimo il black bass e i laghi dove questo abita. Come vedi il movimento Italiano ora? E' molto diverso da quando hai iniziato? Il movimento italiano di ora personalmente non è un gran chè, quando ho iniziato io si era più uniti, c’era più amicizia e serenità, soprattutto perché non c’erano interessi in ballo. Ora ci si ammazza per avere uno “sponsor” (o pseudo tale) e una divisa, senza questa pare che uno non sappia più pescare il bass. Vi posso garantire che non è così. In ogni modo ciò che manca di più è la mancanza di sportività, di partecipazione alle fasi di pesatura e premiazione. Negli anni 90 a fine gara ci si complimentava tutti con i vincitori, indipendentemente che il tizio o tizi vincitori fossero antipatici, simpatici, belli o buoni. Ora, purtroppo, non è più così! Sarebbe bello che lo spirito dei partecipanti alle gare, soprattutto quello delle nuove leve, diventasse più sportivo, perché il bass fishing in Italia è semplicemente una passione senza scopo di lucro, e tale dovrebbe rimanere. Vorresti dare qualche consiglio a chi organizza le gare in Italia ? A chi organizza le gare vorrei suggerire di migliorare il rapporto con i media e la carta stampata. Per dare risalto alla nostra pesca, le gare hanno bisogno di visibilità, e quindi tutte le riviste del settore dovrebbero essere presenti ai nostri eventi per poi poterne parlare sulle riviste. Stessa cosa dicasi per la televisione, non importa se questa è locale, l’importante è che si dia visibilità al nostro sport. Coinvolgendo TV e riviste, si attira attenzione, e magari in futuro, si potranno trovare anche sponsors importanti, che investano parte dei loro budget promozionali nella pesca al bass. Sei favorevole a portare la quota in gara da 5 a 3 pesci in pesatura? No, non sono favorevole. Tendenzialmente sono molto “americano” da questo punto di vista e considero le regole vigenti in U.S.A. praticamente perfette. Potrei essere favorevole ad una quota da 3 pezzi in tutti quelle gare dove si usano barche di piccole dimensioni e i “live well” per forza di cose, non possono essere di adeguate dimensioni. Ma per le gare come Campionato Italiano e Elite meglio avere 5 pesci, c’è più equilibrio. Come ti piacerebbe che fosse strutturato il Campionato Italiano? E i regionali? Francamente non mi è piaciuta molto la suddivisione in Regionali e una fase finale per i più bravi. Sono convinto che la “scrematura” dei concorrenti veniva fatta in automatico durante le prove di selezione, e dopo ciò, solo i più bravi avevano diritto a disputare la finale. L’idea di avere ancora più gare, con l’organizzazione attuale, e con la povertà di campi gara, non credo sia un bene per il bass fishing. Cosa pensi della tutela del bass nel nostro Paese? Penso che sia di vitale importanza. Innanzi tutto nelle gare bisognerebbe avere maggior cura dei nostri pesci che teniamo nei live well. Ed è per questo che in U.S.A., soprattutto nei circuiti BASS e FLW vengono utilizzati sali e sostanze rigeneranti per far riprendere i pesci. E poi bisognerebbe affrontare, insieme ad ittiologi esperti e soprattutto “disponibili” al dialogo, discussioni importanti sulla tutela, immissione, impatto ambientale, e soprattutto bisognerebbe far capire a tutti i nostri politici e assessori vari, che solo i predatori (bass in primis) possono essere utili per mantenere sotto controllo l’invasione del gambero rosso della Lousiana nei nostri corsi d’acqua. Hai pescato il bass in quasi tutto il mondo... le tue foto dello Zimbabwe su Bassmania son ancora negli occhi di tutti...quali posti pensi valga assolutamente la pena visitare? Lo Zimbabwe è sicuramente ancora al primo posto nella classifica personale delle migliori “locations” per la pesca al bass. Subito dopo viene il Messico, con i vari laghi Baccarac ed El Salto, poi ho notizie recenti molto confortanti su Cuba e su alcuni laghi ancora poco battuti. Negli U.S.A. ho pescato più di 100 laghi, ed è difficile dire quale sia il migliore. Quello che ho battuto di più è il Lake Fork in Texas, ma sono innamorato anche del Toho e di Okeechobee in Florida, del Clear Lake in California, del Kentucky e Barkley Lake, del Lake Norman in Nord Carolina, del Lake Erie e dei suoi grossissimi small mouth, solo per citarne alcuni, tutti davvero luoghi incantevoli. In ogni modo per chi ama il bass, un bel viaggio in U.S.A. è sicuramente obbligatorio, almeno una volta nelle vita. Qual'e' stata l'esperienza piu' bella di pesca che hai vissuto? Una in particolare non ce l’ho, ho vissuto tantissime belle esperienze di pesca, è dal 1995 che vedo regolarmente in America almeno un paio di volte l’anno e quindi ho fatto, per fortuna, tante belle uscite. Sicuramente se dovessi sceglierne una, direi assolutamente lo Zimbabwe, per la quantità e qualità dei pesci, per l’ambiente unico nel suo genere e per il “Mal d’Africa” che si ha al ritorno. Poi c’è la vittoria al mondiale nel 2006, il Federation del 2006 dove ho sfiorato la qualifica al Classic per pochissimo, il secondo posto dello scorso anno al Lake Norman in una gara del FLW, e tante altre ancora.
Da anni fai coppia con un altro "big" del bassfishing Italiano, Stefano Ruggi, con cui hai vinto tra l'altro l'italiano nel 2005 e un mondiale a squadre con la nazionale.Oltre alle vostre indiscusse qualità tecniche c'e' qualche altro segreto che vi rende così forti e competitivi ? Beh..credo che il feeling che abbiamo instaurato a pesca, sia il frutto di una amicizia ormai ventennale che và oltre il discorso pesca e soprattutto per i tanti anni passati insieme sull’acqua. Io e Stefano siamo cresciuti migliorando tantissimo, io insegnavo a lui cose che magari non sapeva, e lui faceva la stessa cosa con me. Stefano mi ha trasmesso molto sulla pesca con le esche in silicone e con i jigs, e io l’ho “illuminato” soprattutto negli ultimi anni nella pesca “power”, soprattutto in gara. Credo che la nostra forza sia innanzi tutto nell’amicizia, nella condivisione delle strategie di gara (nel bene e nel male) e soprattutto l’esperienza più che ventennale di pesca al solo. E poi, una cosa che mi piace ricordare è che noi due crediamo ancora nel fatto che ogni giorno si possa sempre imparare di più e ci stimola a migliorarci ulteriormente. Parlando di attrezzature, ogni giorno il mercato offre nuovi prodotti, per il pescatore è sempre più difficile capire quali siano i prodotti che veramente fanno la differenza, pensi che molte esche siano fatte per il pescatore più che per i pesci? Non credo. Più che altro sono convinto che sia di vitale importanza sperimentare il più possibile, lo dico sempre nei miei articoli su Spinning Magazine, e non mi stancherò mai di ripeterlo. Quindi un consiglio su tutti è quello di iniziare a guardare la pesca al bass a 360°, e non a 180° come sta succedendo negli ultimi tempi. Dobbiamo sempre tener presente che il black bass è originario degli U.S.A. e che in Giappone ed Italia (come in altri luoghi) è stato immesso. La pesca al bass con le esche artificiali è nata in U.S.A. e poi, se vogliamo, possiamo affermare che in Giappone è stata raffinata e solo ultimamente ha raggiunto davvero livelli interessanti. Il Bass fishing professionale però è nato in U.S.A. Le migliori esche nascono in America. Personalmente suggerisco di acquistare prodotti di diverse marche, sia made in Japan che in U.S.A., provarle in acqua per poi esprimere un giudizio obbiettivo. Non tutte sono catturanti allo stesso livello, o per lo meno, un’esca può essere catturante in un ambiente e non esserlo o molto meno, in un altro. Infine, un artificiale magari al nostro occhio non troppo bello perché non curato in modo maniacale, può rivelarsi ottimo e produttivo col black. Basta semplicemente…sperimentare! Parlando di pesca nel vero senso della parola, come ti regoli per la localizzazione del pesce, soprattutto nei posti nuovi? Come identifichi la cosiddetta Strike-zone? Nei posti nuovi bisogna innanzi tutto vedere se vado a pescarci per divertimento o per una gara. In ogni modo, quando mi reco in un luogo per la prima volta, le prime cose che faccio cerco gli scalini (drop off), le punte, gli ostacoli in acqua e poi, a seconda del periodo e del colore e temperatura dell’acqua, inizio a pescare con ciò che reputo più opportuno (anche se il 99% delle volte inizio a spinner o a crank..per deformazione mentale credo). La strike zone si identifica facilmente in gara nel periodo di prova e anche l’esperienza di pesca, gioca un ruolo importantissimo in questi frangenti. Il pesce si sposta, e noi dobbiamo cercarlo in modi e in profondità diverse…..ma qui..la faccenda si complica un po’, e il discorso sarebbe lungo da affrontare! Sei riuscito a strappare un segreto ad Aaron Martens,ci dici un piccolo tuo segreto per i lettori di bassclan.it ? Aaron è un carissimo amico ed è una persona squisita, molto disponibile con cui sono in stretto contatto ormai da anni. “Segreti? Quali segreti? Io non ho segreti”…così mi rispose la prima volta che lo intervistai alcuni anni fa per BASSMANIA. Aaron come molti altri professionisti è un pozzo di conoscenza senza fine e si potrebbe attingere al suo sapere per anni. Un piccolo segreto di Aaron l’ho scoperto al Classic nel 2007, dove egli ha utilizzato, per pescare con dei piccoli “shad” in silicone, una testina piombata munita di paletta in gomma morbida (simile come forma alle chatterbait) denominata “The Scrounger”, che egli stesso produce con la sua ditta “AARON MARTENS LURES”. Qualsiasi pesciolino in gomma inneschiate su questa testina piombata, sembrerà in acqua vivo. Inoltre la paletta in gomma trasparente rende l’insieme praticamente anti alga e quindi si può utilizzare quest’artificiale anche in mezzo ai rami. Ho visto usare quest’esca da Aaron più volte, soprattutto utilizzando i “fluke” della ditta Zoom e il Live Magic Shad di LFT da 3”. Lo “Scrounger” lo potrete ammirare dal vivo, in vasca, all’imminente fiera di Vicenza.
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